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OLTRE LA PORTA
- © by Eva Maria Franchi
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Non osava varcare la porta che separava il salotto dalla cucina. Era stata una stupida a non accendere la luce ma era abituata a non farlo per non disturbare il marito che dormiva. Questa volta però era completamente sola in casa, si era svegliata in piena notte con la gola arsa dalla sete e a tentoni si era spinta in cucina per prendere da bere. A pochi metri di distanza, sulla parete su cui era appoggiata, si trovava l’interruttore ma lei, non riusciva a muoversi. Sarebbe stato ancora più semplice allungare la mano per raggiungere l’interruttore della parete della cucina ma questo la terrorizzava ancora di più. Creature mostruose erano in agguato li dentro e lei non azzardava infilare un dito oltre lo spazio che divideva la sala dalla cucina.

Il suo respiro era veloce e trattenuto. Era rimasta immobile cercando di non muovere neanche una palpebra perché le creature non si accorgessero della sua presenza.

Quanto tempo era passato da quando le aveva viste? Cinque minuti, dieci? Si fece coraggio , allungò leggermente la testa e vide che erano ancora sopra al lavandino. Non si erano mosse. Cosa potevano essere? Spiriti di trapassati, demoni, alieni? Forse non avevano cattive intenzioni, ma sembravano numerose. Erano piccole creature luminescenti… e se si fossero avventate su di lei? Come avrebbe potuto difendersi?

Era stata una pessima idea guardare quel film dell’orrore alla televisione. Non bisognerebbe mai guardare quei film quando si è soli in casa. Si era lasciata influenzare ed ora si spaventava di niente.

Ma non stava sognando quelle strane luci che erano sopra il lavandino o forse, era davvero un sogno?

Forse stava sognando. Sognando? No, stava vivendo un maledetto incubo! Avrebbe dato tutto il denaro che possedeva pur di risvegliarsi.

Aveva trascorso una pessima serata, ancora una volta all’ultimo momento, i figli ed il marito l’avevano avvisata che non sarebbero tornati a casa quel Venerdì sera. Il marito sarebbe dovuto rientrare da un viaggio di lavoro ma si era dilungato più del previsto e aveva deciso di dormire fuori. I figli erano stati invitati a cena a casa di amici che vivevano in campagna e si erano fermati anche la notte. E pensare che aveva organizzato una cena con i fiocchi. Aveva comprato pesce freschissimo. "Poco male" Le avevano detto "Domani sarà ancora buono."

Per consolarsi, si era risparmiata la fatica di cucinare e aveva ordinato una gustosa pizza alla napoletana. Era stata quella maledetta pizza express a metterle così tanta sete. Se non l’avesse mangiata, adesso si sarebbe trovata a dormire tranquillamente nel suo caldo letto invece che vicino alla soglia della cucina incapace di muovere un muscolo.

Le veniva da piangere. La rabbia e la frustrazione cominciavano a ribollirle dentro ma non poteva permettersi di fare uscire un solo lamento, non doveva neanche respirare, le creature avrebbero potuto sentirla.

L’avevano lasciata sola, abbandonata, in balia di esseri mostruosi. Erano tutti solo capaci a fare i loro comodi e lei doveva invece essere sempre disponibile a preparare pranzi, stirare camicie e tenere la casa ordinata senza che nessuno le dimostrasse rispetto e gratitudine. Quando faceva comodo tornare dalla mamma per trovare un bel pasto caldo erano sempre pronti ad essere serviti e si sentivano anche autorizzati e dirle cosa e come doveva cucinare, ma se trovavano di meglio da fare, se ne infischiavano altamente di lei. E suo marito? Aveva tardato davvero sul lavoro o aveva trascorso la notte in qualche locale equivoco in compagnia di una puttanella?

Se fosse stata uccisa da creature mostruose l’avrebbero avuta sulla coscienza.

Doveva reagire. Non poteva restare tutta la notte immobile, stava prendendo freddo. O tornava in camera da letto o cercava di farsi coraggio ed entrare in cucina.

Perché dava per scontato che si trattasse di creature maligne? Forse erano amichevoli.

Potevano essere marziani che l’avrebbero portata su un pianeta migliore o fate che l’avrebbero guidata in un'altra dimensione sicuramente più eccitante di quella in cui viveva. In barba a suo marito e i suoi figli! Sarebbe sparita dalle loro vite per sempre e avrebbe lasciato che si arrangiassero da soli.

Che stupida era! Stava accadendo qualcosa di sensazionale nella sua vita così monotona e lei se ne stava ferma, paralizzata dalla paura, meditando di correre velocemente nella sua camera a nascondersi sotto le lenzuola!

E se fossero stati dei poltergeist? Avrebbe chiamato gli acchiappafantasmi come nei film? Forse sarebbe finita sul giornale. In tutti i casi la sua vita si sarebbe vivacizzata. Perché lasciarsi vincere dalla paura? Doveva aver il coraggio di rischiare. Doveva entrare in cucina.

Il suo corpo era intorpidito e sembrava rifiutare di obbedire al comando del suo cervello che gli imponeva di muoversi. Trascorsero alcuni secondi che a lei parvero interminabili prima di riuscire ad alzarsi in punta di piedi, per entrare oltre la soglia della cucina.

Tratteneva ancora il fiato e il cuore le batteva forte

Le creature stavano ancora là, luminescenti, sopra il lavandino.

"Chi siete?" La voce le uscì a stento dalla gola.

Non arrivò alcuna risposta. Nella stanza c’era un silenzio terrorizzante.

"Chi siete?" Domandò ancora "Sono un’amica" Questa volta riuscì a parlare con tono più sicuro.

Un rumore la colse di soprassalto.

Lanciò un urlo.

Il silenzio adesso era rotto dal motore del frigo che si era messo in moto. Era questo che l’aveva impaurita.

"Scusate" Disse "Non vi conosco e sono un po’ spaventata ma le mie intenzioni sono amichevoli, potete stare tranquilli"

Era lei a non essere affatto tranquilla. Le luci non si spostavano, restavano ferme sopra il lavello e non le arrivava nessuna risposta.

Allungò la mano, tremante per il terrore che le creature potessero attaccarla per impedirle di fare ciò aveva intenzione di fare.

Probabilmente vivono solo al buio e temono la luce, pensò, ma se non mi rispondono non posso continuare a restare nel dubbio.

Sentiva la sua mano pesantissima. La muoveva a stento. Se avesse dovuto sollevare un sacco da cinquanta chilogrammi le sarebbe costata meno fatica.

Cercava l’interruttore sulla parete senza riuscire a trovarlo. Spostava la sua mano a tentoni in alto, in basso, verso destra e verso sinistra nel tentativo disperato di raggiungerlo.

Ecco, l’aveva trovato, ancora un piccolo sforzo.

Finalmente la luce!

Non riusciva a tenere gli occhi aperti dopo essere stata a lungo al buio. Li strofinò brevemente e cominciò a riprendere l’uso della vista.

Era di nuovo nella cucina che conosceva, nel suo ambiente sicuro e abituale dove trascorreva molte ore della sua vita.

Davanti a lei, immersi in una grande ciotola d’acqua salata posata sul lavandino, c’erano i quattro totani che avrebbe dovuto preparare per cena. Si era dimenticata di riporli nel frigorifero.

La mattina successiva la sua amica e pescivendola di fiducia l’informò che il totano ha la caratteristica di essere un pesce luminescente, come i pesci abissali che vivono nelle acque profonde centinaia di metri dove non arriva la luce. E’ per questo che vengono pescati prevalentemente la notte, le spiegò.

Poi le chiese: " Che ne dici di venire a cena da me domani? Una bella serata tranquilla tra amiche. E’ da tanto tempo che non la organizziamo!"

" Non posso " Rispose la donna " Sai com’è… il marito, i figli… magari un'altra volta…"


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