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IN MEMORIA DI K.M.
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Mi dispiace Mr. G. se le ho procurato dei guai, ma lei capisce i meccanismi umani meglio di me. Sapeva i rischi a cui andava incontro quando mi ha accettata nel suo Istituto, così mi chiedo, perché mi sto scusando?

L’accusano della mia morte ma io la ringrazio per i miei ultimi ottanta giorni di vita a tempo pieno.

Piccolo Lama, qualcuno sostiene che lei è ambiguo, i suoi metodi sono brutali, il suo carisma è negativo.

Altri affermano che lei assomiglia più a un mago nero piuttosto che a un mistico in cerca della luce.

Ma chi sono io per giudicarla?

Il giudizio è divisione.

Il giudizio è guerra, la causa di tutti i nostri problemi.

Il giudizio è perdizione.

E’ l’unica verità che ho.

Tutto ciò che posso vedere è che lei conosce molto più di me.

Io ho le domande, lei ha le risposte.

Tutti sappiamo di dover lasciare questo corpo prima o dopo, ma sapevo che era prima per me.

La mia salute peggiorava, la mia malattia era reale. Una debole scrittrice tubercolosa, molto comune all’inizio di questo secolo.

Dicono che se non fossi caduta sotto la sua influenza e non avessi seguito i suoi pazzi metodi, probabilmente avrei vissuto più a lungo.

Ma cosa sono un giorno, una settimana, un mese, un anno…paragonati all’eternità?

Non cercavo una vita più lunga quando sono entrata nella sua comunità ma cercavo risposte, nuove esperienze e comprensione.

La morte era parte della risposta.

Credevo in lei.

Il mio tempo era troppo breve per essere sprecato chiedendomi se lei era sincero o un mistificatore.

Il mio tempo era troppo breve per essere sprecato cercando di trovare dei difetti in lei che si presume essere un grande Maestro, in modo da potere così giustificare le mie mancanze.

Il mio tempo era troppo breve per rimandare la possibilità di migliorarmi insieme a lei, domandandomi se stavo agendo bene o male.

Non potevo permettermi di rinunciare alla prospettiva dell’eternità nel nome di ridicole, vane sicurezze.

Il mio tempo era troppo breve.

Non avevo paura di morire ma ringraziavo Dio del grande dono della Morte che stimola gli uomini a spingersi verso la consapevolezza.

Lo voglio ribadire una volta per tutte!

Non mi sono unita al suo "Istituto per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo" perché speravo in un miracolo che mi guarisse dalla mia malattia, se fosse stato così, mi sarei recata a Lourdes. Mi sono unita a lei perché volevo svilupparmi nel modo più veloce possibile. Il mio tempo era troppo breve.

Ma so che adesso che sono morta accusano lei. Forse ci sarà un inchiesta. Mi scuso ancora per i guai che le ho procurato ed anche per la forma letteraria di questa lettera. " Je ne parle pas francais" è uno dei racconti che ho scritto in vita ma ora che sono morta ne ho scritto due nuovi: "Ho dimenticato il mio buon inglese in questa dimensione" " e " Chi osa firmare con il mio nome?".

Sinceramente sua,

Katherine Mansfield


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