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INDAGINE SU UNA DOLCE VAMPIRA
- © by Eva Maria Franchi
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Era una bella donna. I lunghi capelli castani dai riccioli morbidi incorniciavano un volto delicato dai grandi occhi scuri che a lui parvero dolci e sinceri. Indossava un elegante tailleur che vestiva in modo sobrio ma al contempo sensuale, il bel corpo slanciato e sinuoso. "Dolce e femminile". Questa fu la prima impressione che gli fece appena la vide. " L’archetipo della moglie e la madre che molti uomini desiderano. Sarebbe perfetta per una pubblicità stile famiglia felice."

Certo era difficile credere che fosse quel mostro che le era stato dipinto dal suo cliente, probabilmente uno svitato. Ma era stato pagato per indagare su di lei e non si sarebbe tirato subito indietro, come ogni buon detective professionista che si rispetti. E poi quella donna gli piaceva, era curioso di conoscerla meglio.

Era una calda giornata primaverile e tutto sapeva di vita. I bambini uscivano schiamazzando dall’asilo e correvano in mezzo ai prati del parco circostante. Le loro grida si fondevano con lo stridio degli uccelli e il colore dei loro abiti spiccava più degli alberi fioriti tra il verde vivo dei campi. Il sole splendeva radioso nel cielo.

" I vampiri non dovrebbero aborrire la luce?" Si chiese lui.

<<Arrivederci maestra>> Gli scolari la salutavano con affetto.

<<A domani!>> Rispondeva lei.

Si accorse che lui la stava osservando. <<Posso esserle d’aiuto?>> chiese.

<<Mi scusi se la disturbo. Desideravo conoscerla. Non fraintenda...>>Si affrettò subito ad aggiungere <<E’ la signora Rossi che mi manda, una mia cara amica. E’ talmente presa dal suo lavoro che non ha ancora trovato il tempo di farle visita. Non se ne abbia a male, ma è una donna molto ansiosa, con i complessi di colpa per non dedicarsi sufficientemente al figlio che dovrebbe frequentare l’asilo qui, a partire dal prossimo settembre. Così ha pregato me di sincerarmi che l’insegnante fosse valida, prima di iscriverlo.>>

<<E’ un suo diritto. >> Rispose lei gentilmente. << E’ una grossa responsabilità affidare i propri figli in mano ad altre persone. Pensi che dalle esperienze che si fanno nei primi anni di vita può dipendere il nostro futuro.>>

<< Io non sono stato molto fortunato, avevo un’insegnante che sarebbe stata perfetta tra le SS naziste. Forse è per questo che sono cresciuto così male!>>

<<Non si direbbe a guardarla. Comunque noi non siamo insegnanti. Ci chiamiamo educatrici per l’infanzia. Nella scuola materna non ci sono programmi di studio da seguire e per fortuna il personale del giorno d’oggi è molto più preparato sulla psicologia infantile di una volta.>>

<<Mi piacerebbe sapere qualcosa di più su come vengono seguiti i bambini ma non vorrei rubarle troppo tempo.>>

<<E’ un suo diritto. Possiamo rientrare un attimo a scuola per parlare con calma>>.

<<Mi permetta di invitarla in un bar. Visto che le rubo del tempo mi piacerebbe almeno offrirle qualcosa.>>

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Si erano seduti al tavolo di un elegante caffè. Più la guardava più gli riusciva difficile immaginarla nei panni di un’anemica vampira. Era una bellezza solare, dalle sensuali labbra carnose e la carnagione scura. Un tipo mediterraneo. Affabile, energico e vivace. Gli aveva illustrato esaurientemente le attività che si svolgevano all’interno della scuola. Era competente e preparata.

Dall’entusiasmo con cui gli parlava della sua classe si capiva che era diventata maestra per passione. Doveva amare molto i bambini.

<<Da quanto tempo insegna?>> Le chiese

<<Le ho già detto che non insegno, aiuto i bambini a sviluppare le loro potenzialità e a inserirsi nel gruppo scolastico in modo armonioso.

Comunque solo da pochi anni. Ho sempre adorato stare a contatto con i bambini ma in Italia è difficilissimo trovare lavoro nelle scuole.

Che ci vuol fare, ci sono più maestre che bambini. Per fortuna ho trovato un posto in questo istituto privato. L’ambiente è sereno e ben strutturato . Le stanze sono ampie e luminose. C’è una palestra con il parquet in legno e un grande parco a disposizione. >>

<<E un insegnante bella e brava come lei. Potrò tranquillizzare la mia amica. Suo figlio non potrebbe capitare in mani migliori.>>

<<La ringrazio. Ho superato l’esame?>>

<<A pieni voti direi. Le sembro sfacciato se mi permetto di invitarla a cena?>>

Aveva deciso di rischiare. Era un uomo attraente e dai modi accattivanti a cui raramente le donne rispondevano di no. Dalle informazioni che aveva raccolto su di lei sapeva che era nubile e senza un fidanzato ufficiale. Forse era azzardato tentare subito un approccio ma non sarebbe stato facile trovare un altra scusa per rivederla. Avrebbe potuto giocare la carta dell’incontro casuale.

Sapeva dove abitava, il supermarket in cui faceva la spesa e i luoghi che frequentava ma decise di provare subito con l’arma del corteggiamento, probabilmente perché desiderava corteggiarla davvero.

L’uomo aveva prevalso sull’investigatore. Se gli avesse detto no, avrebbe organizzato l’incontro fortuito.

Lei sembrava riluttante, tardava a rispondere.

"Buon segno". Pensò lui. "Se fosse stato un no sicuro non avrebbe esitato. "

<<Adesso penserà che mi sono inventato tutto per conoscerla, ma non è così mi creda. Non mi aspettavo una persona come lei. Vorrei tornare bambino per essere tra i suoi alunni!>>

<<Non c’è bisogno di tornare bambino per vedermi . Accetto il suo invito.>>

Era andata. Ancora una volta il suo bel aspetto elegante e distinto l’aveva aiutato. "Assomigli a Pierce Brosnan, il nuovo James Bond" gli dicevano le amiche ed era innegabile che la sua immagine l’aveva spesso aiutato durante le sue indagini. "Anche sulle belle vampire faccio colpo" Pensò divertito e compiaciuto.

<<Questa sera le va bene?>> chiese

<<No questa sera proprio no, ho altro da fare. Venerdì?>>

<<Venerdì? Perfetto. Non so ancora il tuo nome. Posso darti del tu?>>

<<Certamente. Mi chiamo Viviana. E tu?>>

<<Guido. Guido De Angelis>>

<<Piacere di conoscerti Guido>>

<<Il piacere è tutto mio. Sei in macchina?>>

<<No viaggio con i mezzi pubblici>>

<<Posso accompagnarti a casa, se vuoi>>

<<Ti ringrazio ma ho da sbrigare diverse commissioni prima di rientrare. Ci vediamo Venerdì. Devo scappare adesso!>>

Si erano scambiati i numeri di telefono e salutati con due baci sulla guancia. Non vedeva l’ora di rivederla. Ma il suo non era interesse professionale, era il desiderio bruciante di un uomo.

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Era stato il signor Antonio Garbinelli a incaricarlo di indagare su di lei. Si era presentato nel suo ufficio raccontandogli una storia incredibile.

Il fratello di Garbinelli, un ragazzo di venticinque anni in condizioni di salute apparentemente perfette era morto inspiegabilmente. Era stato trovato disteso sul letto, privo di vita, dalla madre. L’autopsia non aveva rilevato malattie ne l’ingestione di sostanze tossiche anzi, il suo corpo era straordinariamente perfetto, avevano rilevato i medici. Del resto Mario, questo era il nome del ragazzo, aveva molto cura di sé. Stava laureandosi in medicina e voleva specializzarsi in agopuntura cinese, la materia su cui stava preparando la tesi di laurea. Praticava sport ed un’alimentazione corretta. Era giovane e pieno di energie o almeno lo era stato, prima di cominciare a frequentare l’educatrice della nipotina.

Aveva cominciato a spegnersi gradatamente da quando l’aveva conosciuta contemporaneamente ad un repentino mutare delle sue abitudini.

Prese ad alzarsi a stento e sempre più tardi la mattina quando per anni si era alzato all’alba per praticare esercizio fisico e studiare sui libri.

Anche nello studio aveva cominciato a rendere meno, aveva rimandato due esami, cosa che non era mai accaduta da quando si era iscritto all’università.

Era come se la sua linfa vitale venisse assorbita da qualcuno, ed il signor Garbinelli, era convinto di conoscere l’identità di questo qualcuno. "E’ lei, è Viviana Dioguardi, la maestra d’asilo di mio figlio." Gli aveva rivelato. E aveva aggiunto "Mario era convinto che fosse una vampira.

"Non succhia sangue, come i vampiri della tradizione," mi diceva, ma energie. Io non gli credevo, pensavo che l’ansia e la fatica di prepararsi per gli ultimi esami e la tesi di laurea gli avessero dato alla testa. Sapevo che ne era infatuato, forse aveva avuto con lei una relazione finita male e, ancora ferito, aveva tirato fuori questa storia. Non avevo mai dato troppo peso alle sue parole: quante se ne sentono di persone che succhiano le energie di altri? Mia suocera è una di queste! Solo dopo la sua morte assurda ho riconsiderato le sue parole e ho indagato, frugato tra le sue carte.

Ho letto la tesi di laurea che stava svolgendo, ho sbirciato tra il materiale che consultava ed ho scoperto qualcosa di sconvolgente: la tesi di laurea l’ha portato incontro alla morte!"

L’introduzione della sua tesi trattava dei primi medici che hanno portato i fondamenti della medicina cinese in occidente, sfidando lo scetticismo e la totale chiusura verso diversi punti di vista di affrontare la medicina, della maggior parte dei loro colleghi.

Tra i primi pionieri citati, c’era un certo dottor Piclet che negli anni trenta in Francia praticava già agopuntura. Una rivista francese di medicina alternativa, conservata tra le carte di Mario, pubblicava la fotografia del dottore insieme alla moglie, anch’essa dottoressa e sua assistente: era la perfetta sosia di Viviana Dioguardi. La fotografia risaliva al 1934.!

Gli aveva mostrato la rivista. Indubbiamente una somiglianza c’era ma definirla una perfetta sosia gli sembrò eccessivo. Un'unica vecchia fotografia in bianco e nero a figura intera era insufficiente per stabilire una somiglianza fisica. Avrebbe dovuto confrontarla con un primo piano e in ogni caso, anche se fosse stata la sosia perfetta non provava che si trattasse della stessa persona. Al mondo esistono migliaia di uomini e donne che si somigliano. Aveva comunque accettato l’incarico. Stava attraversando un brutto periodo economico ed era difficile rifiutare un lavoro. E poi quella storia in qualche modo l’incuriosiva, sarebbe stato ipocrita negarlo.

In effetti aveva notato delle coincidenze strane, indagando sul conto della signorina Dioguardi, che l’avevano spinto ad approfondire le indagini sino a desiderare di conoscerla personalmente.

Aveva scoperto che i suoi genitori possedevano un Circo ed erano entrambi morti in un incidente automobilistico. L’unica fotografia che era riuscito a trovare di Viviana in giovane età, era quella sulla prima carta di identità. In Italia il documento si rinnova ogni cinque anni e per i minori fa fede la prima fotografia scattata anche se nell’adolescenza si cambiano connotati nel giro di pochi mesi. La foto, in bianco e nero, di qualità scadente scattata nelle "macchinette" ritraeva una ragazzina che le somigliava ma avrebbe anche potuto essere un'altra persona. Le altre immagini che aveva trovato di lei erano recenti. Viviana adesso era una donna di trent’anni che avrebbe potuto passare tranquillamente per venticinquenne.

Lavorava all’asilo privato "Nido Sicuro" da quattro anni. La sua reputazione era ottima. Era ben vista da bambini, genitori e colleghe. Si era verificato però un triste episodio nella sua classe: Giovanni Columbro, di quattro anni, era deceduto inspiegabilmente.

Lo avevano trovato riverso sul banco. Viviana inizialmente aveva creduto che stesse dormendo prima di realizzare che era morto. Il bambino era apparentemente sanissimo come Mario Garbinelli. La commissione di inchiesta non aveva ritenuto né la scuola né la maestra responsabili di quanto era accaduto.

Si era trattato di una tragica fatalità.

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Era una donna colta ma senza atteggiamenti da saccente. Con lei si poteva conversare con disinvoltura su qualsiasi argomento.

<<Posso chiederti un consiglio?>> Domandò lui mentre le versava da bere.

<<Di cosa si tratta?>>

<<Hai mai sentito parlare di medicina cinese?>>

<<Si, la conosco piuttosto bene. Ho letto dei libri e ho degli amici che si sono curati con l’agopuntura>>

<<Immaginavo che un tipo come te fosse a conoscenza delle medicine alternative.>>

<<Alternative per noi. Non certo per i cinesi che la praticano da migliaia di anni. Cosa vuoi sapere?>>

<<Stavo pensando di rivolgermi a un medico agopuntore per risolvere i miei piccoli problemi e volevo un tuo parere.>>

<<Che problemi hai?>>

<<Ho una lieve sinusite e ultimamente mi stanco più facilmente del solito >>

<<E’ un ottima idea quella di provare con l’agopuntura. Le medicine tradizionali eliminano il sintomo ma non rimuovono le cause. Non curano l’intero organismo anzi, spesso lo indeboliscono.>>

<<E in cosa consiste esattamente questa agopuntura?>>

<<Non è facile da spiegare a chi è nuovo a questi argomenti. I cinesi considerano il corpo umano una manifestazione dell’intero Universo soggetta alle sue stesse leggi. Ciò che permette la vita nell’uomo, come nell’Universo, è il Qi un termine che si può tentare di tradurre in "energia" o "movimento" ma che in realtà è intraducibile. Le funzioni del nostro corpo dipendono dal regolare fluire di questa energia. Se per qualunque motivo, non fluisce regolarmente, si hanno degli squilibri energetici che in occidente chiamiamo malattie.

I cinesi hanno riconosciuto dei canali dove fluisce il QI che regola il nostro organismo e dei punti di accesso che adeguatamente stimolati, permettono di sbloccare le eventuali ostruzioni di QI che causano il disequilibrio nel nostro corpo. L’agopuntura agisce su questi punti. E’ un principio simile a quello dei vasi comunicanti…>>

<<E tu credi che funzioni?>>

<<Ne sono convintissima. L’ho sperimentata personalmente.>>

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Avevano fatto l’amore tutta la notte. .Vampira? Non si era mai sentito così carico di energia, neppure a venti anni.

Indubbiamente era una donna speciale ma una vampira proprio no!

Lei ridava la vita. Era così dolce e disinibita al tempo stesso, il tipo di donna che aveva sempre sognato. Quel bel seno generoso e pieno, le natiche tonde e vellutate. Che donna! Le sue carezze e i suoi sguardi facevano sentire viva ogni cellula del tuo corpo; le sue labbra erano un continuo invito a perderti totalmente in lei.

Non riusciva a smettere di pensarla mentre si dirigeva a piedi, verso casa, alle prime luci dell’alba. Si erano dati appuntamento per domenica. Mancava solo un giorno eppure non aveva mai aspettato con tanta impazienza di rivedere una donna.

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Rientrò euforico nel suo studio e trovò i documenti relativi al dottor Piclet e la moglie che gli erano stadi spediti via fax da Parigi. Rimase sconcertato quando li lesse. La signora Marie Piclet era nata nel 1890 per cui nell’anno a cui risaliva la foto pubblicata dalla rivista, il 1934, avrebbe dovuto avere già quarantaquattro anni. Era morta in un bombardamento nel 1943 durante la seconda guerra mondiale. Il suo corpo era stato trovato straziato. Certo, non sarebbe stato difficile a quell’epoca e in quelle circostanze simulare una morte.

Il marito invece era deceduto nel 1938 . Era stato ritrovato nel suo studio medico privo di vita. Motivo del decesso: arresto cardiaco.

Le coincidenze cominciavano ad essere troppe. Una donna di quarantaquattro anni che non ne dimostrava più di trenta poteva essere facilmente spiegabile. Forse c’era un errore nella data riportata sulla rivista che in tutti i casi, a giudicare dalle pettinature e dall’abbigliamento, non poteva essere antecedente agli anni trenta. O semplicemente, la signora Piclet portava superbamente bene i suoi anni. Un trucco accurato e una fotografia dove il volto non è in primo piano possono ingannare. Ma sommando la strana morte del marito al il cadavere di una donna non identificabile che assomigliava in vita ad una donna dei giorni nostri su cui non si trovavano testimonianze del suo passato, gli elementi sospetti erano sorprendentemente numerosi.

E se il signor Garbinelli non fosse stato così svitato come credeva?

Aveva notato che Viviana parlando del suo lavoro diceva spesso "In Italia", "In Italia gli asili sono così", "In Italia l’agopuntura è stata più ostacolata", come se non si considerasse Italiana. Ma in fondo non era poi così strano, i suoi genitori erano acrobati girovaghi. Aveva studiato privatamente, gli aveva raccontato, con l’insegnante che seguiva i figli del personale del Circo.

E se non fosse stata Italiana, se fosse stata Francese come Marie Piclet? No, stava correndo troppo. Era tutto così assurdo! Si trattava solo di semplici coincidenze.

 

Aveva trascorso una frizzante Domenica in compagnia della donna che amava. Non si era mai sentito in vita sua così preso da un amore come lo era per Viviana. <<Lei è la donna della mia vita. Grazie signor Garbinelli per avermi informato della sua esistenza.>> Pensò mentre suonava al citofono dell’appartamento del suo cliente.

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<<Allora ha scoperto qualcosa?>> Chiese ansioso il signor Garbinelli

<<Si, ho scoperto qualcosa di sensazionale, veramente sconvolgente!

E pensare che all’inizio, mi permetta di dirglielo, l’avevo presa per pazzo!>>

Lui lo guardava, impaziente di essere aggiornato. <<Mi dica tutto!>>

<<Credo che la signorina Dioguardi saprà darle delle spiegazioni più esaurienti della mie. Lei è un’esperta nell’arte di succhiare energia. Mi sono permesso di invitarla.>>

Garbinell lo guardò sorpreso. <<Non vorrà dire che lei è qui?>> Chiese spaventato.

La porta di casa che era stata lasciata socchiusa dall’investigatore si aprì ed entrò raggiante Viviana. Indossava un tailleur primaverile azzurro dalla gonna corta che metteva in risalto le splendide gambe fasciate da velatissimi collant color panna. Teneva in mano una corda di nylon.

<<Permette?>> Chiese <<Desideravo tanto conoscerla. Guido mi ha parlato molto di lei>>

<<Non capisco.>> Disse Garbinelli allarmato.

<<Le spiegheremo con calma, però bisogna che si sieda tranquillo ad ascoltare>> lo invitò De Angelis cordialmente.

<<Perché l’ha fatta venire qui senza avvisarmi prima!>> Urlò Garbinelli rimanendo in piedi irritato e spaventato dalla vista di Viviana.

<<Le ho detto di sedersi.>> Questa volta Guido aveva estratto la sua pistola per essere più convincente.

<<Ma è impazzito?>>

<<No, sono perfettamente padrone di me stesso. Se non vuole che prema il grilletto si sieda su quella sedia!>>

<<Cosa vuole fare?>> Chiese Garbinelli allarmato.

<<Le spiegherò tutto, dopo che si sarà seduto. Ho risolto il mistero su cui mi ha chiesto di indagare. Si sieda adesso.>>

Garbinelli ubbidì <<Non capisco>> disse con voce quasi piangente.

<<Capirà. Viviana lega il signore per favore. E lei non si agiti, se urla sparo ma preferisco evitarlo, mi creda. Non abbia timore, non sparerò se lei non mi costringe a farlo.>>

<<Siete due pazzi!>> Esclamò Garbinelli piagnucolando.<<Cosa volete fare!>>

<<Diglielo tu, Viviana>>

<<Sarà più prudente se l’imbavaglio, prima>> disse lei prendendo un foulard dalla borsetta. <<Devo farle i complimenti. Ha capito chi sono. Una vera vampira, non come quelle dei film. Ho cominciato a studiare agopuntura cinese insieme al mio defunto marito nel 1910, avevo venti anni allora. Ho già superato i cento adesso, anche se li porto molto bene. Non le starò a fare un trattato sulla medicina cinese, non ne abbiamo il tempo e non so se riuscirebbe a capirci qualcosa, a me sono occorsi anni di studio per farlo. Le basti sapere che i cinesi danno per scontato che il nostro corpo è attraversato da flussi di energia che ne regolano la salute e lo sviluppo. Esistono molte manifestazioni di questa energia nell’organismo anche se l’origine è una sola. Ma non divaghiamo. Le dico solo che l’energia primaria per lo sviluppo dell’essere umano, dai cinesi è definita Jing, un termine che può essere tradotto come essenza o linfa vitale, anche se nessun tentativo di traduzione può rendere il concetto che rappresenta.

Questa essenza è destinata ad esaurirsi con il tempo. Si eredita dai genitori e la sua quantità varia in ogni individuo. Lo stile di vita che conduciamo può permetterci di conservarla più a lungo o di esaurirla in tempi brevi ma in tutti i modi è un’energia che è destinata a finire.

Chi conosce le tecniche e le buone abitudini per non sprecarla può anche riuscire a superare superbamente la soglia dei cento anni ma rimane destinato a morire. Io cercavo invece l’immortalità. Volevo mantenere il mio corpo giovane e attraente per secoli. La mia vita era troppo interessante, avevo ancora tante esperienze da fare, e un corpo troppo bello per avvizzire. Era così frustrante sapere che ero destinata a morire, che non avrei conosciuto i progressi dell’umanità, che superati i quarant’anni gli uomini mi avrebbero trovata meno attraente. Non mi consolava sapere che preservando la mia salute con l’agopuntura avrei potuto vivere dieci anni di più. Io volevo l’immortalità e il solo modo che ero riuscita a trovare per prolungare la mia vita all’infinito, era sottrarre sottrarre il jing, l’essenza vitale delle altre persone. Non era necessario uccidere per questo. Mi bastava nutrirmi di una piccola parte dell’essenza vitale di chi mi stava intorno per conservare il mio corpo giovane e sano per decenni. Ho sempre prediletto i bambini che hanno l’energia più potente e incontaminata. Ma con il passare degli anni gli altri invecchiavano ed io rimanevo giovane e bella. Mio marito fu il primo a capire cosa ero diventata. Lui era troppo condizionato dalla morale comune e non poteva accettare quello che facevo. Dovetti eliminarlo. Mi nutrii totalmente della sua energia, come ho sempre fatto con le persone che hanno cercato di ostacolare il mio cammino. Se dovevo sacrificare una vita che almeno evitavo di sprecarla. In fondo io non uccido… le mie vittime rivivono in me, bisogna solo ragionare dal punto di vista di un predatore. Si può forse definire un assassino un animale che uccide per nutrirsi? Ho amato mio marito ma con gli anni ho imparato che tutto ha un termine, anche l’amore.

E’ bello viverlo finché è parte di noi ma è saggio accettare che può finire. Vivendo così a lungo mi sono abituata a lasciare amori e amicizie dietro le spalle, senza rimpianti. Grazie alla guerra fu facile fingere la mia morte e costruirmi una nuova identità. Lasciai Parigi e per molti anni lavorai nel Circo come medico di fiducia degli artisti.

E’ stato un bel periodo quello, girare per il mondo senza fissa dimora. Morii ancora una volta sulla carta, sbranata da una belva in Africa e rinacqui come Viviana Dioguardi. Ora svolgo una professione che mi dona la vita. Sono maestra d’asilo. I bambini mi adorano, non si rendono conto di quello che gli faccio, solo con uno, troppo attaccato a me, troppo affettuoso, ho avuto un incidente. L’ho succhiato troppo e lui non ce l’ha fatta.

Signor Garbinelli, ho dovuto eliminare suo fratello perché aveva capito chi ero e, sebbene a malincuore… dovrò fare lo stesso con lei.>>

Gli occhi di Garbinelli erano lo specchio dell’orrore. Appariva patetico e goffo ne suo tentativo di dimenarsi e urlare, il corpo ancorato alla sedia e la voce che non riusciva a uscire, soffocata dal foulard.

<<Non si spaventi, sarà una bella morte.>> Lo tranquillizzò Viviana.

<<Non sentirà dolore ma solo pace e abbandono. Non riuscirà ad opporre resistenza, proverà una sensazione simile a chi si corica al sole e non trova più la volontà per sottrarsi ai suoi raggi. Sentirà un grande calore. Ma non si illuda. E’ l’energia che abbandona il suo corpo. E’ nutrimento che esce, non vita che entra. Non farà in tempo a sentire il freddo della morte, se ne sarà andato prima. Cerchi di prenderla con filosofia, in fondo lei non muore, rinasce in me. Se non lo avesse ancora capito Guido è diventato mio complice. Non invochi il suo aiuto. Lui ha una mentalità molto più aperta del mio ex marito. Ci siamo fidanzati sa, grazie a lei, e vivremo insieme per sempre>>.

Estrasse dalla borsetta un sottilissimo ago d’oro della lunghezza di quattordici centimetri con la punta su entrambe le estremità << Questo mi serve per estrarre completamente il Jing dai miei donatori>> Spiegava posando dolcemente la sua mano sul ventre della vittima. <<Per sottrarre limitate quantità di energia ho imparato a usare come strumento la punta delle dita. Faccio così con i miei bambini. Adoro coccolarli... Devo sbottonarle la camicia per scoprirle la pancia. Non si imbarazzi. Sono un dottore>>

Garbinelli volse i suoi occhi imploranti verso l’investigatore. Sembrava supplicarlo "La prego, non le permetta di farmi questo, ha perso la ragione, rinsavisca finché è ancora in tempo!" Ma la sua bocca impedita dal fazzoletto emetteva suoni senza senso.

<<E’ molto pericoloso indagare sui vampiri>> Gli disse Guido <<Eppure per averlo fatto, ho conosciuto l’unica donna capace di sconvolgermi la vita. Grazie! Le porterò dei fiori sulla tomba>>.

Viviana inserì delicatamente l’ago nel basso ventre dell’uomo, il cui sguardo, non rifletteva più paura ma solo disperata rassegnazione.

<<Andrà tutto bene>> Gli disse con dolcezza come a tranquillizzare un bambino a cui si deve fare una puntura <<non sentirà dolore se si abbandona.>> Conficcò l’altra estremità dell’ago nel polpastrello del suo pollice sinistro e rimase alcuni minuti immobile, in silenzio, come se stesse meditando, poi estrasse l’ago dal suo dito e dalla pancia di Garbinelli.

<<E’ morto? >> Chiese Guido.

<<Si la sua linfa vitale è in me. Ora tocca a te>>

<<E’ proprio necessario?>>

<<E’ meglio che sembri un incidente. Penseranno che è svenuto mentre innaffiava i fiori e ha sbattuto la testa contro un vaso, aveva la pressione molto bassa, ed era già svenuto in passato. Non posso lasciare troppe morti apparentemente inspiegabili sulla mia strada. Nessuno ci ha visti entrare e nessuno ci vedrà uscire. Mi concentrerò affinché riusciamo a passare inosservati.>>

<<Come fai a sapere che era soggetto a svenimenti. Sei riuscita a vedere la sua cartella clinica?>>

<<No, sono un medico ricordi. Diagnosi orientale. Ho capito il suo stato psicofisico dal tono della voce e dal colorito della pelle. Poi gli ho tastato il polso e ne ho avuto la conferma. Siamo fortunati, l’incidente sarà perfettamente credibile.>>

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Era filato tutto liscio. Non c’erano stati sospetti per la morte di Garbinelli. Trauma cranico in seguito ad un incidente domestico.

Una famiglia sfortunata. Due fratelli morti a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro.

 

<<Potrò imparare anch’io l’arte di succhiare energia?>> Chiese Guido, abbracciato teneramente a Viviana.

<<Certo tesoro, ma ci vorrà tempo. Non basta conoscere il punto esatto dove conficcare l’ago, bisogna percepire l’essenza che si trasferisce in noi, soprattutto quando assorbi poca energia senza l’uso dell’ago, devi imparare a sentirla. Occorrono anni di esercizi per riuscirci. Non sei ancora pronto. Accontentati dell’energia che ti passo io per ora. Ne hai già constatato gli effetti, vero?>> Chiese maliziosa. <<Sono così carica negli ultimi mesi… due intere essenze vitali a breve distanza l’una dall’altra… ne ho anche per te.>>

<<Hai ragione cara. Non ho fretta. La sensazione più bella nel sapersi immortali è di potere vivere senza fretta.>>

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In una calda notte d'estate Guido sfrecciava con la sua automobile attraverso una strada di campagna solitaria. Sorrideva felice. Viviana sedeva al suo fianco. <<A cosa stai pensando?>> Chiese .

<<A quanto è meraviglioso sapere di non dover morire! Potrò fare mille cose! Da bambino sognavo di diventare architetto ma i miei genitori non potevano mantenermi all’Università, così ho finito per rinunciare. Ora potrò iscrivermi a qualsiasi facoltà universitaria che mi interessa, intraprendere ogni attività che mi piace, ricominciare da capo tutte le volte che lo desidero senza mai più pensare di essere troppo vecchio, di non avere più tempo. La parola tardi sarà abolita per sempre dal mio vocabolario.>>

<<Non ti fa paura l’eternità? E il nostro rapporto? E’ così difficile riuscire a stare insieme in una vita mortale, non ti spaventa stare con me per sempre?>>

<<No Viviana, io ti amo, tu non sei una donna come le altre, è meraviglioso pensare di vivere insieme a te >>

<<Sono commossa, sinceramente. Purtroppo non è lo stesso per me, non me la sento di vivere insieme a te una vita senza fine.>>

Guido si sentì come se all'improvviso e senza preavviso gli fosse stato versato addosso un secchio di acqua gelata.

<<Cosa vuoi dire, non sei felice insieme a me?>>

<<Oh si, sono stati magnifici momenti e sono felice di averli vissuti. Ma ora è finita Guido, mi dispiace. Avrò di te un bellissimo ricordo>>

Viviana estrasse dalla borsa un ago identico a quello usato per Garbinelli.

<<Cosa vuoi fare Viviana, sedi impazzita?>>

<<No caro sono perfettamente equilibrata, lo sai…>>

<<Non vorrai provocare un incidente! Non puoi farlo ora…>>

<<Quando viaggiavo con il Circo ho imparato l’arte dello stunt man. Mi butterò giù dalla macchina, me la caverò con pochi graffi che si rimargineranno a tempo di record. Non spreco mai energie vitali, ma come già sai non voglio lasciare troppe morti inspiegabili alle mie spalle nello stesso paese. Un incidente d’automobile non insospettirà nessuno.>>

<<Ragiona Viviana, io ti amo. Anche se vuoi lasciarmi, perché uccidermi?! Non ti tradirò mai!>>

<<Non posso rischiare amore mio… mi dispiace>>

Guido non ebbe il tempo di difendersi che già lei aveva conficcato l’ago nella sua pancia.

Provava una piacevole sensazione di torpore, era confuso, perso tra sogno e realtà. Viviana stava davvero cercando di ucciderlo? No, che brutto incubo! Domani si sarebbe iscritto alla facoltà di architettura, ma adesso era troppo stanco, immagini incontrollate si accavallavano nella sua mente, aveva bisogno di dormire, voleva solo dormire…

"E’ magnifico sentirsi immortali" Fu il suo ultimo pensiero.

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<<Come mai ha lasciato la scuola dove lavorava signorina?>>

<<Non riuscivo più a vivere in quel paese, troppi tristi ricordi. Il mio fidanzato è morto in un incidente d’auto. Stavamo per sposarci.>>

<<Sono desolata>> Rispose la grassa suora sforzandosi di assumere un atteggiamento di convenienza. <<Le auguro che il Signore possa aiutarla a superare questo brutto momento. La consoli sapere che esiste un disegno più grande che noi non riusciamo a vedere. Quelle che ci appaiono disgrazie in Terra, sono scorciatoie per il Paradiso.>>

<<La ringrazio sorella. Mi reca conforto ascoltare le sue parole>>. Rispose Viviana assumendo un tono rassegnato e contrito.

<<Come lei sa questa è una scuola privata. Non possiamo offrirle lo stesso stipendio di una scuola pubblica. Può già considerarsi fortunata di avere trovato posto qui da noi, non esagero a dirle che riceviamo più richieste di assunzione da parte degli insegnanti che iscrizioni di bambini.

Disgraziatamente anche noi abbiamo avuto un triste lutto pochi giorni fa. La nostra educatrice di scuola materna è morta all’improvviso. Non hanno ancora scoperto l’origine del suo male. Apparentemente era sanissima. E’ capitata qui proprio al momento giusto. Potremmo assumere altre maestre ma le sue referenze sono veramente ottime. Sono sicura che i nostri bambini non potrebbero essere messi in mani migliori.>>

<<La ringrazio. Del resto io non lavoro solo per lo stipendio. Lavoro soprattutto per passione.>>

<<Per fare questo mestiere è indispensabile>>

<<Ha ragione sorella. Mi piacciono così tanto i bambini!>>


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