![]()
|
IL COLORE DEI DESIDERI "Nervosa io?!" Ripeteva a se stessa mentre il suo corpo si lasciava andare automaticamente ad un ritmico dondolio per mantenersi in equilibrio sull'autobus tentennante. Si era rivolta all'erborista per una tisana tranquillante e questa, quasi le aveva tenuto una conferenza sui miracoli della "cromo terapia", col preciso intento di convincerla a sottoporsi a delle sedute. Non che fosse totalmente scettica od insensibile nei confronti di questi rimedi così detti "alternativi". Ciò che la irritava erano le cifre che dovevi sborsare per ottenere i benefici che queste fabbriche di illusioni alternative promettevano e per lei, convinta che l'unica origine dei suoi squilibri fosse la sua cronica mancanza di denaro, sentirsi proporre rimedi costosissimi per risolvere i suoi problemi era estremamente frustrante. La commessa, che aveva percepito la sua irritazione, con tono di materno rimprovero, senza interrompere la sua invitante esposizione sui poteri terapeutici dei colori, aveva puntualizzato: " l'azzurro è il colore della quiete e del relax. E' particolarmente indicato per le persone molto nervose " La provocazione non poteva rimanere impunita. Non che la commessa avesse alcuna colpa dei problemi economico esistenziali di Anna, ma, quel giorno, le era toccato fare da capro espiatorio verso l'insofferenza che la sua cliente dimostrava nei confronti della demagogia new age che giustifica il commercio del binomio benessere - spiritualità con frasi del tipo: "sprechiamo tanti soldi in cose futili e ci facciamo scrupoli a spendere per le cose veramente importanti" - " il denaro è energia: bisogna saper dare per ottenere qualcosa in cambio. Belle frasi, ma con uno stipendio di poco più di un milione e mezzo al mese, una figlia a carico, un ex marito che non ti passa gli alimenti, scadenze mensili ed un conto in banca in rosso, la reazione di Anna era stata di esclamare: " Che bella notizia mi da! Grazie a Dio il cielo ed il mare sono ancora gratuiti!". Senza aggiungere altro era uscita immediatamente dal negozio sbattendosi bruscamente dietro la porta che, con un tonfo secco, aveva precluso definitivamente ad Anna ogni contatto visivo, tattile ed olfattivo, con le delizie del benessere che erano esposte sui caldi scaffali di legno del negozio. E non aveva neanche comprato la tisana, ripromettendosi che non ci sarebbe più entrata in quell'erboristeria. Come le bruciava, sì le bruciava. Perché se avesse potuto, lei, la cromo terapia l'avrebbe sperimentata. E tutte quelle lozioni, creme, tisane! Quante ne avrebbe acquistato per sé e la sua bambina! Se solo quell'infame del suo ex marito le avesse passato quel che le spettava! Nervosa lei?!! Non era mai stata di indole nervosa, ma quando la vita ti tira certe fregature, il minimo che si può concedere ad una donna è di poter esprimere un po' di sano nervosismo! Oltretutto quel giorno aveva pure le mestruazioni! La sua mano continuava a tamburellare sullo schienale del sedile. "Ha la tessera?" Le chiese l'anziano signore che occupava il posto. Anna era talmente assorta nelle sue "nervose" considerazioni, che trascorsero alcuni secondi prima che realizzasse che l'uomo si stava rivolgendo a lei. "No. Ho il biglietto" Rispose a scoppio ritardato. "Voglio dire ha la tessera? E' un'invalida?" Invalida lei?!! Ci mancava anche questo per completare la giornata. Anna era una donna piacente: il fisico snello e slanciato, fasciato come quasi tutti i giorni dal fuseau nero aderente su cui cadeva morbidamente un'ampia felpa, era sormontato da un volto poco truccato, ornato da lunghi ed indomati riccioli scuri che le davano un'aria ragazzina, a dispetto dei suoi trentacinque anni. "Ma le sembro un invalida?!!" La sua reazione scandalizzata e sincera le uscì di bocca con un tale impeto che non ebbe tempo di realizzare, lì sul momento, che forse era stata un po' troppo brusca con quel vecchio che in fondo si era rivolto a lei in modo gentile. "Mi scusi" Rispose l'uomo intimorito "Credevo che questo posto le spettasse da come batteva la mano sullo schienale" "Mi scusi lei se l'ho disturbata" Rimediò subito Anna "Ero distratta. La prego resti seduto." Si affrettò ad aggiungere questa volta con preponderata dolcezza. Finalmente l'autobus si fermò alla Nunziata. Aveva deciso di fare una gita al Righi, sdraiarsi su un prato fiorito e godersi tutti i colori della natura, a sua disposizione e completamente gratuiti. Questa voglia incombente le stava scoppiando dentro da quando era uscita dal negozio di erboristeria. Il suo desiderio però, in una città come Genova, non era facile ad esaudirsi. I giardini pubblici sono rari come le oasi nei deserti e quei pochi, nascosti tra il cemento, sono circondati da recinti e da cartelli ammonitori con su scritto "vietato calpestare le aiuole". Non le restava che raggiungere le alture del Righi per cercare un angolo incontaminato. I suoi piedi scesero agilmente dall'alto gradino del bus e si diressero, con passo affrettato, verso la galleria che conduce alla funicolare, ansiosi di portare Anna in un piccolo angolo di Paradiso che ambiva conquistarsi più per ripicca nei confronti dei commercianti del benessere che la invogliavano a desiderare rimedi che non poteva permettersi, che per sincero bisogno di evadere. All'interno della galleria una voce si rivolse a lei: "Un'offerta per favore. " Anna continuò dritta per il suo cammino senza neanche guardarsi intorno. "Il solito accattone" pensò. "Oggi proprio non è la giornata giusta per chiedere dei soldi a me" Niente e nessuno doveva distrarla dalla sua missione. La funicolare del Righi saliva sempre più ripida, quasi a voler raggiungere il cielo. Genova vista dall'alto é bellissima: i palazzi antichi, i tetti di ardesia, i terrazzini fioriti ed il mare che fa da sfondo a tutto questo. Aveva avuto un'ottima idea. A volte basta così poco per fare pace con la vita. Più tardi sarebbe andata a prendere sua figlia a scuola. La sua bambina. Non vedeva l'ora di riabbracciarla. Era lei che le dava la forza di continuare, che la faceva sentire utile e preziosa. Eppure le capitava spesso di sentirsi in colpa e malinconica quando pensava alla figlia. Le aveva dato vita in un mondo così difficile e lei desiderava tanto poterle offrire più sicurezza, stabilità economica, una famiglia unita, prati infiniti per correre, giocare e fare tante cose belle. Voleva iscriverla ad una scuola di danza. Rebecca, questo era il nome della sua bambina, adorava ballare. Doveva iscriverla ad una scuola di danza a costo di minacciarne il padre con un fucile per farsi dare almeno i soldi della retta mensile. Ogni volta che provava a chiedergli del denaro era sempre la stessa musica: "sai com'è, io sono un lavoratore indipendente, ho più spese di quello che guadagno "
La funicolare aveva raggiunto la cima, presto avrebbe conquistato il suo prato. La sua fantasia l'aveva portata ad immaginare immense distese fiorite che guarnivano soffici tappeti d'erba . Non che Anna fosse ignara della realtà ,ma si era illusa che un piccolo angolo corrispondente al suo ideale sarebbe riuscita comunque a trovarlo. Invece le fasce del Righi erano per lo più piccole e tutte scoscese. L'erba, dai fili troppo lunghi, non era disposta uniformemente ma vi erano chiazze di terra incolta alternate a chiazze di ridenti fiori gialli. Cacche di cane, siringhe e preservativi usati, attendevano in agguato. I prati più invitanti appartenevano a giardini privati. Un po' delusa, Anna riuscì comunque a trovare un piccolo angolo dove, non osando coricarsi, decise di sedersi. Ma dopo alcuni minuti in cui si sforzò di raggiungere uno stato di amorosa contemplazione si accorse che un uomo la stava osservando. Si chiese chi potesse essere. Non aveva un aspetto molto rassicurante. Forse era un drogato o un maniaco sessuale. Infastidita si rialzò in piedi e si diresse quasi inconsciamente verso la funicolare, salì sul vagone e si lasciò trasportare verso casa. Ora camminava lentamente, quasi come in trance, attraverso la galleria della stazione L'immagine del prato dei suoi desideri le scorse accanto. Non si trattava di un sogno: Anna aveva davvero visto qualcosa. Si arrestò e tornò indietro sui suoi passi. A pochi metri di distanza un ampio prato dai colori ridenti si stagliava di fronte a lei. Era proprio come l'aveva immaginato: erba tenera, folta e delicata, da dormirci sopra e starci più comodi che su un materasso ad acqua. E fiori, tanti fiori, di tutti i tipi, di tutti i colori, che spiccavano iridescenti. Era il dipinto che un giovane artista di strada aveva disegnato su una grande lastra di ardesia poggiata sul pavimento della stazione. Lo stesso artista che le aveva chiesto un'offerta neanche un'ora fa. Anna tirò fuori il portamonete dalla borsa e diede all'uomo tutti gli spiccioli che vi erano contenuti, e non erano pochi, tra le monete da cinquecento e da mille lire. Il ragazzo le mostrò tutti i suoi denti, un poco avariati, in un sorriso di enorme gratitudine. Anna decise di avviarsi verso il centro della città per cercare una cartoleria. "Al diavolo, tanto non saranno pochi biglietti da diecimila lire in più od in meno a cambiarmi l'esistenza" pensò. Acquistò una bella lavagna di ardesia della larghezza di un metro ed un set di gessi colorati. Quella sera lei e Rebecca avrebbero giocato con i colori a crearsi un mondo a loro gusto e misura. In fondo, era molto più economico delle sedute di cromo terapia e, ne era certa,, sarebbe stato più divertente.
|